La delibera dell’Autorità nazionale anticorruzione riapre lo scontro politico e amministrativo sul destino del nuovo Liberati.
Il pronunciamento dell’Anac, originato da un esposto inoltrato nel gennaio 2026 dalla Regione Umbria, rimette in discussione l’iter dello stadio-clinica, ma non ferma per il momento l'amministrazione comunale.
Il sindaco Stefano Bandecchi replica assicurando che il dossier non si chiude: “Con serenità esaminiamo il provvedimento Anac, se serve il bando pubblico il Comune agirà”.
Per Palazzo Spada, infatti, “il progetto stadio-clinicaostante le lunghe vicissitudini è ancora vivo e vegeto e lotta insieme a noi”.
Dall’altra parte della barricata, le forze di opposizione passano all’offensiva e considerano la pronuncia un punto di non ritorno.
Per i gruppi consiliari di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, “Bandecchi è bocciato: ora siamo pronti per l’alternativa”, sollecitando un passo indietro del primo cittadino.

Gli uffici municipali - come avevamo anticipato ieri - hanno avviato l’analisi formale del documento redatto dall’Autorità, scaturito dall'iniziativa intrapresa a inizio anno da Palazzo Donini, almeno daa quanto emergerebbe dalla delibera Anac (pagina 13 del documento).
La posizione espressa dal sindaco punta a ridimensionare la portata ostativa dell'atto, evidenziando come l’eventuale ricorso a una procedura a evidenza pubblica rappresenti uno scenario già preventivato.
“Dopo una prima e veloce lettura si può affermare che se il massimo dei problemi dovesse essere fare un bando pubblico, domanda tra l’altro posta ad Anac a luglio del 2025 senza mai aver ricevuto risposta, il Comune agirà di conseguenza”, chiarisce Bandecchi.
Per l'amministrazione, l'obiettivo primario resta salvaguardare la realizzazione dell'infrastruttura sportiva e sanitaria, adeguando eventualmente il percorso amministrativo ai rilievi formulati dall'organo di controllo.
Ovviamente - ma questo non riguarda il Comune di Terni - c'è anche da valutare l'impatto dei provvedimenti sull'asta fallimentare del prossimo 17 novembre per le quote di Stadium e il contenzioso sulla revocatoria relativa alla proprietà del terreno di Cospea.
Di tutt'altro segno la lettura fornita dalle opposizioni di centrosinistra, che individuano nella delibera la certificazione di criticità strutturali sollevate negli ultimi anni.
I gruppi consiliari del Comune di Terni di PD e M5S evidenziano come l'Autorità abbia censurato l’impianto generale dell'operazione, segnalando l'illegittimità dell’affidamento diretto e la necessità della gara pubblica.
Sotto la lente dei consiglieri figurano inoltre un piano economico-finanziario ritenuto “indeterminato, incompleto e inattendibile”, l’assenza di garanzie sul convenzionamento dei posti letto e il rischio di esposizione per le casse pubbliche.
“La delibera dell’Anac chiude definitivamente il tempo della propaganda. Ora viene il tempo della verità, della trasparenza e delle responsabilità politiche”, dichiarano i due gruppi, invitando il sindaco a dimettersi prima della presentazione di una mozione di sfiducia.
I gruppi di minoranza annunciano la presentazione di un’interrogazione congiunta per chiedere alla giunta cinque passaggi di controllo immediati.
Tra le richieste figurano la verifica sulla legittima prosecuzione della concessione, l’acquisizione di un PEF asseverato da periti terzi e l'analisi dei requisiti economico-finanziari della società Stadium in vista dell’asta del 17 novembre.
L’opposizione sollecita anche la quantificazione dei rischi patrimoniali e un riferimento urgente in aula, prospettando la revoca in autotutela qualora mancassero i presupposti di legge.
Parallelamente, il cartello delle forze del centrosinistra cittadino convoca per sabato 7 novembre, alle ore 10 nella sala consiliare di Palazzo Spada, l'assemblea pubblica intitolata “Terni cambia”, definendo la pronuncia dell'Anticorruzione “l'ennesima prova del fallimento della giunta”.
La vicenda assume rilievo anche nell'emiciclo regionale. I capigruppo di maggioranza in Assemblea legislativa (Pd, M5s, Avs e Ud-Pp) richiamano gli esiti della delibera Anac numero 434 del 28 ottobre 2026.
I consiglieri regionali sottolineano la correttezza dell'impugnazione promossa dall'esecutivo umbro, richiamando i passaggi dell'Autorità in merito alla mancata matrice dei rischi e ai vantaggi economici non quantificati per il privato.
Secondo la maggioranza a Palazzo Cesaroni, le carenze documentali confermano l'insostenibilità dell'operazione, imponendo una revisione delle priorità cittadine incentrata sul rilancio del polo ospedaliero pubblico.
La dialettica si sposta ora sulla tenuta giuridica degli atti comunali e sulla gestione dei passaggi societari fissati per la metà del mese, con il futuro del Liberati sospeso tra rimodulazione dell'iter e scontro istituzionale.