Una visita attesa da mesi, una richiesta di chiarimenti all'Ufficio relazioni con il pubblico rimasta, secondo il suo racconto, senza risposta e la difficoltà di accedere a un percorso di cura per il dolore cronico.
È la situazione denunciata da Elisabetta Borghi, cittadina che da tempo cerca di ottenere le prestazioni sanitarie di cui ha bisogno e che torna a segnalare le difficoltà incontrate nel sistema delle prenotazioni dell'ospedale di Terni.
A distanza di alcune settimane da un'intervista rilasciata ai nostri microfoni a metà ottobre, la donna ha ricontattato la redazione il 4 novembre per comunicare che, nel frattempo, non è stata ancora chiamata.
Borghi riferisce di essere affetta da una patologia autoimmune non ancora riconosciuta e di avere necessità di controlli periodici, visite specialistiche e trattamenti per la gestione del dolore. Un quadro che, nelle sue parole, si scontra con difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie, tra liste che non risultano disponibili e tempi di attesa che considera incompatibili con le proprie esigenze di salute.
La vicenda riporta l'attenzione sul problema delle liste d'attesa nella sanità umbra e, in particolare, sull'accessibilità dei servizi dedicati alla terapia del dolore.
Una questione che non riguarda soltanto la possibilità di ottenere una prima visita, ma anche la continuità dell'assistenza per chi convive quotidianamente con una condizione dolorosa e necessita di un percorso specialistico.
Nell'intervista rilasciata a metà ottobre, Borghi aveva descritto le difficoltà incontrate nel tentativo di ottenere le prestazioni necessarie per seguire la propria condizione clinica. Tra queste, una visita che avrebbe dovuto essere effettuata entro il 28 maggio 2026 e per la quale, stando alla sua testimonianza, non sarebbe ancora arrivata una convocazione.
"La mia problematica al momento sono le varie visite che dovrei fare, i controlli periodici e terapia del dolore, ma a Terni purtroppo le liste sono o chiuse oppure le attese sono veramente lunghe", aveva raccontato, spiegando di aver cercato anche un chiarimento attraverso i canali dell'azienda sanitaria.
Il passaggio successivo, secondo quanto riferito dalla donna, è stato il contatto con l'Urp, l'Ufficio relazioni con il pubblico, per comprendere le ragioni del mancato appuntamento. La risposta ricevuta sarebbe stata quella di formalizzare la richiesta attraverso una posta elettronica certificata. Un tentativo che, sempre secondo il suo racconto, non avrebbe però prodotto l'esito sperato.
Oltre alle difficoltà legate ai controlli e alle visite specialistiche, il problema che Borghi considera particolarmente urgente riguarda l'accesso alla terapia del dolore.
La donna riferisce infatti che le agende per ottenere una prestazione a Terni e a Narni non sarebbero disponibili, rendendo difficile avviare un percorso di assistenza per chi convive con una sintomatologia dolorosa persistente.
«Le liste d'attesa sia per Terni che per Narni non sono aperte", sostiene Borghi, sottolineando come l'impossibilità di ottenere un appuntamento rappresenti un problema particolarmente pesante per chi deve fare i conti con il dolore durante tutta la giornata. "Chi soffre di dolore h24 deve stare con i dolori h24", è il senso della sua denuncia.
La terapia del dolore rappresenta un ambito specialistico importante nella presa in carico dei pazienti con dolore acuto, persistente o cronico. Non riguarda soltanto la somministrazione di trattamenti per attenuare i sintomi, ma comprende anche la valutazione della condizione clinica, l'individuazione delle possibili cause e la costruzione di un percorso terapeutico adeguato.
L'Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni indica sul proprio sito istituzionale la presenza di una struttura di Medicina del dolore, afferente alla struttura complessa di Anestesia e Rianimazione.
Il percorso prevede una prima visita algologica, richiesta dal medico di medicina generale o da altri specialisti, durante la quale vengono valutate la storia clinica, l'intensità, la localizzazione e la tipologia del dolore. L'obiettivo dichiarato è accompagnare il paziente attraverso le diverse fasi della cura, dalla diagnosi alla terapia, fino al recupero funzionale.
La presenza del servizio, tuttavia, non chiarisce di per sé la disponibilità effettiva degli appuntamenti né i tempi di accesso per la specifica prestazione richiesta da Borghi.
È proprio su questo aspetto che si concentra la segnalazione della cittadina: poter entrare in contatto con il servizio e ottenere una valutazione specialistica, senza che il percorso di cura rimanga bloccato dall'impossibilità di prenotare.
Nel corso dell'intervista, Borghi ha richiamato anche le dichiarazioni della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, relative alla possibilità di rivolgersi ai Carabinieri in presenza di situazioni di liste d'attesa chiuse.
Un'indicazione che la cittadina accoglie con evidente scetticismo, chiedendosi quale risultato concreto possa produrre una segnalazione alle forze dell'ordine quando il problema riguarda l'assenza di disponibilità per una prestazione sanitaria.
"Secondo la Proietti dovremmo chiamare i carabinieri. Ma io cosa dovrei dire loro? Che le liste sono chiuse? Cosa potrebbero fare, riaprirle per magia? Non credo proprio".
La questione ha anche un preciso riferimento nel dibattito politico regionale. Il 24 settembre 2026, durante una seduta dell'Assemblea legislativa dell'Umbria dedicata alla mancata presa in carico delle prescrizioni sanitarie e alla tracciabilità delle richieste di prenotazione, la consigliera Laura Pernazza aveva invitato i cittadini a rivolgersi ai Carabinieri in presenza di disservizi.
La presidente Proietti aveva condiviso quella posizione, affermando: "Ha ragione la consigliera Pernazza: bisogna denunciare ai carabinieri se c'è una situazione di liste chiuse".
La presidente aveva inoltre indicato l'Osservatorio regionale per le liste d'attesa come sede nella quale segnalare e approfondire i singoli casi. Nel corso dello stesso intervento aveva precisato che le prestazioni di primo accesso, una volta prescritte, devono essere prenotate oppure inserite in un percorso di tutela quando non è disponibile un appuntamento immediato.
Un principio che assume particolare rilevanza proprio per le situazioni nelle quali il cittadino non riesce a ottenere una prenotazione attraverso i normali canali. Il percorso di tutela, infatti, dovrebbe consentire di non lasciare la prescrizione fuori dal sistema anche quando non è possibile assegnare subito una data per la prestazione.
La vicenda di Borghi pone quindi anche una questione operativa: capire se e in quale misura la richiesta sia stata formalmente presa in carico e quale procedura possa permetterle di accedere alla visita di cui necessita.
Sul fronte dei tempi di attesa, l'Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni ha diffuso il 26 ottobre un aggiornamento sulle attività di recupero delle prestazioni ambulatoriali.
Secondo i dati comunicati dalla struttura, tra gennaio e agosto 2026 sono state erogate 8.352 prestazioni finalizzate all'abbattimento delle liste d'attesa: 6.318 attraverso i percorsi di tutela e 2.034 mediante l'ampliamento dell'offerta ordinaria Cup. Nello stesso aggiornamento, l'azienda ha riferito che il numero delle prestazioni ancora presenti nel proprio percorso di tutela sarebbe sceso da 1.728, rilevate l'11 maggio, a 792 al 20 ottobre 2026.
La comunicazione evidenzia inoltre il potenziamento delle attività di recupero, la revisione delle agende di prenotazione, l'apertura di ulteriori disponibilità e il rafforzamento del servizio di richiamata telefonica.
Si tratta di dati relativi alla specialistica ambulatoriale nel suo complesso, che non consentono di stabilire quale sia la disponibilità specifica per la Medicina del dolore né di ricostruire la posizione della singola richiesta presentata da Borghi.
I numeri comunicati dall'azienda restituiscono quindi il quadro generale delle attività di recupero, ma non rispondono direttamente alla questione sollevata dalla cittadina.
È proprio questa distinzione a rendere importante la segnalazione: gli interventi annunciati per ridurre le liste d'attesa devono tradursi, per i singoli pazienti, nella possibilità effettiva di accedere alle prestazioni prescritte e di conoscere il percorso da seguire quando non è disponibile un appuntamento.
Dietro la vicenda amministrativa e le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie c'è, prima di tutto, la condizione di una persona che racconta di convivere con una patologia autoimmune ancora non identificata e con un dolore persistente, che finisce per condizionare la vita di tutti i giorni.
È da questa esperienza personale che Elisabetta Borghi fa partire il proprio appello, estendendolo anche a quanti, secondo la sua testimonianza, si trovano ad affrontare ostacoli analoghi nell'accesso alle cure. La sua richiesta è che le difficoltà non ricadano interamente sui pazienti, costretti a cercare autonomamente risposte, informazioni e alternative da una struttura sanitaria all'altra.
"Quindi la gente rinuncia", osserva Borghi, indicando nella difficoltà di ottenere visite e trattamenti un problema che, a suo avviso, rischia di scoraggiare proprio le persone che avrebbero maggiore bisogno di assistenza.
La donna allarga quindi il significato della propria denuncia, facendosi portavoce di una condizione che ritiene condivisa da molti altri pazienti, stanchi delle difficoltà incontrate nell'accesso alle cure e di un'assistenza che, a suo giudizio, non sempre riesce a garantire risposte adeguate: «Mi metto a nome di tanti malati, stanchi di questi soprusi veri e propri, perché il malato ha una dignità».
Borghi contesta anche l'eventualità di dover cercare altrove le risposte che non riesce a trovare sul territorio. Non vuole essere costretta a spostarsi da un ospedale all'altro, affrontando nuovi percorsi e ulteriori difficoltà per ricevere l'assistenza di cui ha bisogno.
"Io non voglio più essere costretta a girare tutti gli ospedali d'Italia. Terni ha un ospedale e deve funzionare", afferma, ribadendo la necessità che la struttura sanitaria cittadina sia in grado di garantire ai residenti le risposte e l'assistenza di cui hanno bisogno.
La sua testimonianza si conclude con una critica alle rassicurazioni sulla situazione della sanità regionale, che, a suo giudizio, non troverebbero riscontro nelle difficoltà vissute quotidianamente dai pazienti in attesa di una visita o di un trattamento. "Non è come dice la Proietti, che tutto va bene, quando invece tutto bene non va", conclude Borghi.