Ripensare il modo in cui l'Umbria guarda a se stessa, superando una narrazione concentrata sulle criticità e mettendo al centro le risorse che possono renderla più competitiva e attrattiva. Non soltanto una regione nella quale vivere bene, ma anche un territorio capace di offrire opportunità di investimento, lavoro qualificato e sviluppo alle imprese.
È la prospettiva indicata da CNA Umbria nel corso della propria assemblea annuale, svoltasi mercoledì 4 novembre all'Auditorium San Francesco al Prato di Perugia, con il titolo Umbria Felix: perché conviene investire, lavorare e vivere in Umbria.
Al centro dell'incontro il rapporto commissionato dall'associazione a Cresme Ricerche, presentato da Lorenzo Bellicini, direttore dell'istituto di ricerca, per individuare i principali elementi di competitività del territorio e le possibilità su cui costruire una nuova strategia di sviluppo.
Una riflessione che parte dal riconoscimento delle difficoltà strutturali della regione, ma prova a spostare l'attenzione sulle opportunità che possono derivare dalla combinazione tra qualità della vita, capacità produttiva, patrimonio abitativo, turismo e trasformazioni tecnologiche.
"Dobbiamo cambiare la prospettiva con cui guardiamo all'Umbria", è il messaggio lanciato dal presidente regionale di CNA, Michele Carloni, che ha richiamato la necessità di coniugare innovazione e qualità della vita per restituire alla regione condizioni favorevoli a chi vuole investire, lavorare e costruire il proprio futuro.
Una sfida che, nella visione dell'associazione, non riguarda soltanto il sistema economico, ma chiama in causa istituzioni, imprese, lavoratori e cittadini. All'assemblea è intervenuto anche il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti.
L'impostazione proposta da CNA ha origine da una considerazione: l'Umbria dispone di caratteristiche che possono rappresentare un vantaggio competitivo rispetto ai modelli di sviluppo fortemente concentrati nelle grandi aree metropolitane.
La dimensione dei centri abitati, la presenza di un patrimonio paesaggistico e culturale diffuso, il rapporto con il territorio e una maggiore accessibilità del mercato immobiliare costituiscono, insieme alla tradizione manifatturiera e artigianale, elementi su cui costruire una diversa capacità di attrazione.
"Sono almeno quindici anni che siamo focalizzati sulle criticità dell'Umbria", ha ricordato Carloni, spiegando la volontà di affiancare alla necessaria analisi dei problemi una lettura delle potenzialità regionali. Secondo il presidente, esistono le condizioni perché la regione possa diventare il "centro nevralgico di un nuovo modello di sviluppo", alternativo a quelli caratterizzati dalla concentrazione metropolitana.
Non si tratta, dunque, di ignorare le difficoltà, ma di individuare una prospettiva capace di valorizzare ciò che il territorio già possiede e di trasformarlo in un fattore di crescita. La qualità della vita, in questa impostazione, non rappresenta soltanto un elemento identitario o una caratteristica da promuovere sul piano turistico, ma può diventare una vera leva economica, contribuendo ad attrarre nuove attività, professionisti, famiglie e investimenti.
I dati contenuti nel rapporto Umbria - Competitività e attrattività, elaborato nell'ottobre 2026, restituiscono un quadro articolato delle risorse regionali.
Tra gli elementi più significativi emerge innanzitutto la qualità della vita: 30 dei 60 indicatori BesT considerati risultano migliori della media italiana, mentre 14 sono peggiori e 16 non presentano differenze statisticamente significative.
La speranza di vita alla nascita raggiunge gli 83,9 anni, rispetto agli 83,4 della media nazionale. Anche la disponibilità di verde urbano rappresenta un elemento distintivo, con 100,7 metri quadrati per abitante contro i 33,3 registrati a livello italiano. Sul fronte occupazionale, il tasso di occupazione nella fascia tra i 20 e i 64 anni si attesta al 73,4%, superando il 67,1% nazionale.
Un altro aspetto significativo riguarda il mercato immobiliare. Nel 2025, secondo le elaborazioni del Cresme sui dati dell'Agenzia delle Entrate, in Umbria sono state registrate 11.139 compravendite residenziali, con un incremento del 10,9% rispetto all'anno precedente.
Il valore medio di un'abitazione si è attestato a 108.200 euro, contro i 162.100 euro della media italiana. Anche il fatturato del comparto ha registrato un aumento, pari al 14,1%.
Una maggiore accessibilità abitativa che, secondo la lettura proposta dal rapporto, potrebbe trasformarsi in un'opportunità per giovani famiglie, lavoratori e professionisti interessati a trasferirsi nella regione. L'associazione individua proprio nella disponibilità di abitazioni a costi relativamente contenuti una possibile leva di welfare territoriale, da accompagnare con incentivi alla rigenerazione urbana e al recupero del patrimonio edilizio.
Tra gli altri punti di forza figurano la presenza di piccole e medie imprese, l'artigianato, le competenze manifatturiere e una struttura economica diversificata, con specializzazioni nella meccanica, nella lavorazione dei metalli, nell'agroalimentare, nel tessile, nelle costruzioni e nel turismo.
Le esportazioni regionali nel 2024 sono cresciute del 5,3% in valore e del 5,7% in volume. Anche il comparto turistico mostra indicatori positivi: nel 2025 le presenze hanno raggiunto quota 7,94 milioni, con un incremento dell'8,5%, mentre gli arrivi stranieri sono aumentati del 23,5%.
Il quadro, tuttavia, non è privo di elementi di debolezza. Lo stesso rapporto evidenzia una retribuzione media annua dei dipendenti pari a 20.993 euro, inferiore ai 23.630 euro nazionali, oltre a una copertura della rete fissa ultraveloce del 68,2%, rispetto al 70,7% italiano.
La crescita economica di lungo periodo, la produttività, la ridotta dimensione media delle imprese e l'adeguatezza delle infrastrutture restano questioni aperte. È proprio in questo divario tra potenzialità e criticità che CNA colloca la necessità di una nuova strategia regionale.
Per trasformare le caratteristiche del territorio in opportunità concrete, uno dei passaggi considerati decisivi riguarda la prossima programmazione dei fondi comunitari 2028-2034. Risorse che rappresentano uno strumento fondamentale per sostenere lo sviluppo delle imprese e accompagnare le trasformazioni del sistema economico regionale.
Per CNA il confronto sulle priorità deve partire adesso, così da individuare in anticipo gli ambiti sui quali concentrare gli interventi e orientare le risorse disponibili. La programmazione europea viene quindi considerata un'occasione per superare una gestione frammentata delle politiche di sviluppo e costruire una strategia capace di dare continuità agli investimenti.
Un capitolo centrale riguarda la manifattura, comparto che negli ultimi quindici anni ha attraversato importanti trasformazioni, intervenendo sui processi produttivi, migliorando la qualità dei prodotti, ampliando i mercati di riferimento e, in alcuni casi, accrescendo le dimensioni aziendali.
Secondo Carloni, occorre rafforzare questo percorso, favorendo la crescita dimensionale delle imprese, il trasferimento tecnologico verso le realtà più piccole e gli strumenti necessari a sostenere il passaggio generazionale, soprattutto nell'artigianato e nel commercio.
La capacità di innovare deve essere accompagnata anche da una maggiore apertura ai mercati internazionali. L'internazionalizzazione viene individuata insieme al turismo come uno dei principali motori sui quali investire. In questa prospettiva, CNA propone di valorizzare non soltanto le esportazioni, ma anche l'arrivo in Umbria dei clienti e dei partner commerciali delle aziende regionali.
Le visite delle delegazioni straniere potrebbero trasformarsi in occasioni per conoscere il territorio, le sue produzioni e le sue ricchezze culturali, contribuendo anche ad ampliare la stagione turistica oltre i periodi di maggiore affluenza.
Allo stesso tempo, i flussi turistici possono rappresentare un mercato aggiuntivo per le piccole imprese, favorendo la commercializzazione dei prodotti locali e nuove esperienze legate all'artigianato, attraverso visite e attività nei laboratori.
Un possibile punto di incontro tra economia, promozione territoriale e valorizzazione delle competenze che caratterizzano il tessuto produttivo umbro.
La strategia proposta da CNA non riguarda soltanto il sistema produttivo, ma punta a rendere l'Umbria un territorio più attrattivo anche per chi decide di trasferirvisi stabilmente. In questo senso, la questione abitativa viene collegata direttamente alle politiche del lavoro e al welfare regionale.
La disponibilità di abitazioni a prezzi più accessibili rispetto ad altre aree del Paese potrebbe diventare uno strumento per favorire l'insediamento di giovani famiglie e lavoratori, soprattutto se accompagnata da interventi di rigenerazione urbana.
L'obiettivo è mettere a sistema una caratteristica del territorio che, da sola, non basta a garantire nuovi residenti, ma che può diventare un vantaggio se inserita in un contesto dotato di servizi, collegamenti e opportunità professionali.
Su questo versante, Carloni richiama la necessità di rafforzare la qualità dell'offerta sanitaria, attraverso una maggiore presenza di eccellenze ospedaliere e di case di comunità. A ciò si aggiunge il tema del trasporto pubblico locale, per il quale viene indicato un maggiore ricorso ai servizi a chiamata, in modo da garantire collegamenti più continui e flessibili tra i centri principali e le realtà minori.
Resta inoltre aperta la questione delle infrastrutture ferroviarie. In attesa delle decisioni sugli interventi strategici, CNA ritiene necessario accelerare il potenziamento dei collegamenti tra Perugia e Firenze e tra Foligno e Roma, con l'obiettivo di migliorare l'accesso all'alta velocità e ridurre i tempi di spostamento.
Una condizione considerata importante non soltanto per la mobilità dei cittadini, ma anche per la competitività delle imprese e la capacità della regione di attrarre nuove attività.
Tra le priorità figura anche la copertura in fibra ottica dell'intero territorio, comprese le aree meno densamente popolate, per favorire lo sviluppo del lavoro da remoto e rendere l'Umbria una destinazione più interessante per professionisti e lavoratori in smart working.
In parallelo, l'associazione propone di investire sul welfare aziendale e regionale, utilizzandolo come strumento per migliorare le condizioni di lavoro e favorire un incremento delle retribuzioni attraverso obiettivi condivisi tra imprese e dipendenti.
Un ulteriore ambito di intervento riguarda le trasformazioni ambientali, energetiche e tecnologiche, che CNA considera potenziali occasioni di crescita per il sistema produttivo.
La transizione, se accompagnata da una programmazione adeguata e da condizioni favorevoli agli investimenti, potrebbe infatti aprire nuovi spazi di attività per le imprese esistenti e favorire la nascita di nuove realtà.
Sul fronte energetico, l'associazione riconosce il percorso avviato dalla Regione sull'autoproduzione, ma ritiene necessario ampliare il confronto anche sullo sviluppo dell'agrivoltaico e dell'eolico.
Il punto, secondo la posizione espressa da Carloni, consiste nel trovare un equilibrio tra la tutela del paesaggio, elemento caratterizzante dell'identità umbra, e la necessità di aumentare la produzione di energia sul territorio, riducendo la dipendenza dalle forniture esterne.
Oltre alla questione energetica si inserisce quella degli scarti di produzione. CNA chiede alla Regione di dotarsi di una normativa specifica che consenta alle imprese, nel rispetto della disciplina ambientale e delle procedure previste, di riutilizzare determinati residui produttivi come sottoprodotti, anziché destinarli automaticamente al circuito dei rifiuti quando ricorrono le condizioni previste dalla legge.
Una soluzione che, secondo l'associazione, potrebbe seguire esperienze già adottate in Veneto ed Emilia-Romagna, favorendo il recupero di materiali e un utilizzo più efficiente delle risorse.
Per completare il ciclo di gestione dei rifiuti, viene inoltre proposta la possibilità di realizzare impianti per la produzione di combustibile solido secondario (Css), da utilizzare come fonte energetica nelle imprese energivore.
Si tratta di un'ipotesi che CNA inserisce nel quadro più ampio dell'economia circolare e della necessità di offrire alle aziende strumenti per contenere i costi energetici e migliorare la sostenibilità dei processi produttivi.
La trasformazione digitale rappresenta un altro passaggio fondamentale. Per l'associazione è necessario completare la cablatura delle zone industriali, creando le condizioni infrastrutturali per una maggiore diffusione dell'intelligenza artificiale e dell'automazione nei processi produttivi.
Tecnologie destinate a interessare un numero crescente di imprese e che richiedono competenze adeguate, investimenti e un sistema di trasferimento tecnologico capace di coinvolgere anche le realtà di dimensioni più ridotte.
In questo quadro assume un ruolo strategico anche l'Università degli Studi di Perugia. CNA considera la presenza dell'ateneo un elemento di attrattività per il territorio, ma ritiene necessario rafforzare il collegamento con il sistema delle imprese, affinché i percorsi formativi rispondano maggiormente alle esigenze del mercato del lavoro regionale.
La sfida riguarda soprattutto la possibilità di offrire ai laureati maggiori occasioni occupazionali in Umbria, favorendo contemporaneamente il trasferimento delle conoscenze, lo sviluppo di brevetti e la collaborazione tra ricerca e attività produttive.
Il messaggio conclusivo dell'assemblea riguarda, quindi, il metodo con cui affrontare le trasformazioni. Per CNA non è sufficiente individuare una serie di interventi, ma serve una visione condivisa, accompagnata da obiettivi definiti, risorse individuate, una pianificazione pluriennale e verifiche periodiche dei risultati. Un richiamo diretto alla responsabilità delle istituzioni, chiamate a tradurre le strategie in provvedimenti e investimenti misurabili.
"A essere in ritardo è la politica", ha osservato Carloni, sottolineando come il sistema delle imprese abbia già avviato da tempo un percorso di trasformazione. La nuova prospettiva sull'Umbria passa proprio dalla capacità di accompagnare questo cambiamento, mettendo in relazione innovazione, lavoro, servizi e qualità della vita.
La sfida lanciata da CNA con Umbria Felix è fare in modo che i punti di forza della regione non rimangano soltanto elementi da valorizzare sulla carta, ma diventino le fondamenta di un modello di sviluppo capace di attrarre investimenti, trattenere competenze e offrire nuove opportunità a chi sceglie di vivere e lavorare sul territorio.