28 Sep, 2026 - 19:30

Terni, Bandecchi chiude a nuove moschee: “Nessun permesso, non mi fido degli islamisti”

Terni, Bandecchi chiude a nuove moschee: “Nessun permesso, non mi fido degli islamisti”

Il sindaco Stefano Bandecchi chiude la porta in faccia a possibili autorizzazioni per una nuova moschea. Rispondendo a un’interrogazione sulla voce di un nuovo centro islamico in viale Brin, che era stata smentita dall’imam cittadino, il primo cittadino ha ribadito l'apertura alla religione musulmana moderata, ma ha messo in chiaro che l'ente non ha intenzione di consentire nuove strutture religiose.
“Personalmente non rilascerò nessun permesso sulla costruzione di una struttura dove si possa pregare o celebrare funzioni oltre alle esistenti. Non ce n’è la necessità”.

Ma Bandecchi è anche andato oltre la questione urbanistica e ha richiamato episodi avvenuti in Gran Bretagna e in Francia, dove partiti islamisti - una volta entrati nelle istituzioni - hanno cominciato a chiedere l'applicazione delle leggi coraniche e a mettere in discussione lo stile di vita occidentale.

“Ho il terrore di un certo tipo di Islam”, ha detto, distinguendo tra musulmani moderati e “islamisti”. Poi ha affondato sul tema dei costumi: “Mandano le donne vestite come rospetti neri”. E ha allargato il tiro alle cittadinanze, sostenendo che chi non è ancora italiano “presto inizierà a votare per le loro leggi e fregherà la nostra democrazia”. 

L'interrogazione consiliare di Masselli e la verifica richiesta sui locali di viale Brin e via Alterocca

La seduta di Palazzo Spada si è aperta con l'atto ispettivo depositato da Orlando Masselli, consigliere comunale di Futuro Nazionale. Negli ultimi giorni alcune indiscrezioni avevano prospettato l'insediamento di una nuova struttura in viale Brin, ipotesi smentita dal referente della comunità islamica, l'imam Mimoun El Hachmi, che aveva chiarito come non vi fossero ampliamenti o nuovi progetti all'orizzonte.

Nonostante la smentita, Orlando Masselli ha chiesto accertamenti precisi all'esecutivo cittadino, estendendo la verifica anche agli spazi di via Alterocca per accertare la regolarità dei permessi e l'esatta natura delle funzioni ospitate. La questione ha portato così all'attenzione dell'aula due elementi amministrativi: la vigilanza urbanistica sulle sedi associative e la richiesta, sollevata da parte del neo consigliere di Futuro Nazionale di Vannacci, di una gestione trasparente delle presenze confessionali sul territorio.

La presa di posizione del primo cittadino tra diniego urbanistico e giudizio sulla presenza islamica

La risposta del sindaco Stefano Bandecchi ha indirizzato la discussione su un piano più politico che tecnico. Escludendo l'avvio di qualsiasi procedimento autorizzativo, il primo cittadino ha fissato una linea perentoria: “Finché starò qui non aprirà nessun posto para religioso per l’Islam”. Pur ricordando la disponibilità dimostrata all'avvio della consiliatura con l'apertura del cimitero islamico e rivendicando un dialogo corretto con l'imam cittadino, Bandecchi ha espresso una diffidenza di fondo verso l'integrazione confessionale.

Il suo ragionamento si è spinto fino alla richiesta di fermare le concessioni di cittadinanza per chi professa la religione islamica e non è ancora italiano, motivando la proposta con il timore che l'accesso ai diritti elettorali possa modificare l'assetto normativo nazionale. Un intervento che ha spostato l'asse del confronto consiliare dalle norme sull'edilizia di culto ai temi della coesione democratica e dei diritti civili.

E che ha portato alla polemica tra il sindaco e il capogruppo del Partito Democratico, Pierluigi Spinelli, che ha accusato Bandecchi di aver eluso la domanda contenuta nell'interrogazione. Quella, cioè, legata ai controlli sul reale utilizzo dei locali di viale Brin per funzioni religiose nonostante la destinazione d'uso non lo preveda. 

Le posizioni nell'opposizione di centrodestra: la proposta di referendum e il piano di integrazione

Prima della seduta, il dibattito cittadino aveva già registrato divergenze tra le forze politiche di centrodestra. La Lega, per voce del segretario comunale Devid Maggiora, aveva sollecitato accertamenti rigorosi sul piano edilizio, della sicurezza e dell'ordine pubblico, formalizzando la proposta di un referendum consultivo affinché “decidano i ternani” e ribadendo il principio per cui a Terni si debba vivere “secondo un’unica legge: quella italiana”.

Diversa l'impostazione di Forza Italia, che ha invitato Palazzo Spada ad affrontare il tema attraverso un piano organico per l'integrazione, ritenendo necessario dotare la città di regole chiare di convivenza piuttosto che limitarsi al contrasto delle singole richieste logistiche.

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