15 Oct, 2026 - 15:00

Terni, crollo delle mura medievali: ordinanza di Bandecchi e rebus sulla proprietà

Terni, crollo delle mura medievali: ordinanza di Bandecchi e rebus sulla proprietà

Un perimetro di sicurezza allargato per scongiurare nuovi pericoli e un’istruttoria tecnica che trasforma un cedimento strutturale in un contenzioso di carte bollate e catasti pontifici.

A Terni la vicenda del crollo di un tratto delle antiche mura urbiche in via Aulo Pompeo si trasforma ufficialmente in un braccio di ferro sulla proprietà del manufatto medievale.

Con una nuova ordinanza firmata stamani, il sindaco Stefano Bandecchi ha imposto una fascia di rispetto di almeno dieci metri dal fronte murario e l’estensione delle recinzioni, cancellando però l'impegno di Palazzo Spada a farsi carico dei lavori diretti di ripristino. Una mossa netta, motivata dalle perizie degli uffici comunali secondo cui il bene storico non appartiene all'ente.

Per sbrogliare la matassa, la partita si sposta ora sul terreno di un vertice operativo: un sopralluogo congiunto urgente convocherà Regione Umbria, Soprintendenza, Demanio e Diocesi per accertare il dissesto ed esaminare gli archivi di proprietà.

Crollo mura antiche a Terni: proprietà del manufatto e nuova ordinanza

La svolta è maturata nelle stanze di Palazzo Spada a meno di quarantotto ore dalla prima risposta d'emergenza. Se lo scorso 13 ottobre, all'indomani del collasso della cortina muraria, l'amministrazione cittadina aveva emanato l'ordinanza contingibile e urgente protocollo 0156919 disponendo transennamenti immediati e predisponendo il ripristino a proprie spese, il nuovo provvedimento siglato all'alba revoca formalmente la sezione esecutiva di quell'atto.

Gli operai comunali non metteranno mano alle pietre medievali. A chiarire la linea operativa dell'ente è la nota istruttoria protocollo 0157709, redatta dal dirigente della Direzione Governo del Territorio e Lavori Pubblici, Federico Nannurelli.

L'intervento di prima battuta, argomenta la relazione, ha risposto unicamente a doveri di protezione civile: “La delimitazione transitoria delle aree di pericolo eseguita dal Comune nell'imminenza del fatto rappresenta soltanto una misura cautelare a tutela della pubblica incolumità. Tale azione non costituisce in alcun modo un riconoscimento della proprietà comunale del manufatto, né definisce le relative responsabilità di conservazione e manutenzione”.

La decisione sgancia Palazzo Spada dall'onere finanziario di una ricostruzione complessa, rimettendo l'onere degli interventi conservativi sul tavolo dei veri titolari, ancora privi di un nome certo.

Il rebus del Catasto Gregoriano: l'enigma della particella B esente da imposte

Il cuore del contenzioso affonda le radici negli archivi storici e nelle mappe ottocentesche del Catasto Gregoriano. Gli accertamenti cartografici condotti dai tecnici comunali sul Foglio 110 hanno portato alla luce una singolarità grafica: il tratto interessato dal crollo non reca un numero di mappa catastale riconducibile al demanio civico, bensì la lettera maiuscola “B”.

Nelle consuetudini catastali dello Stato Pontificio, tale dicitura identificava i beni storicamente esenti dal pagamento delle imposte, categoria in cui ricadevano regolarmente le fortificazioni e le cinte difensive.

Una marcatura che documenta l'origine militare dell'opera, ma che dal punto di vista del diritto contemporaneo non chiarisce l'assegnazione patrimoniale. Dalla perizia tecnica emerge che quel simbolo non genera alcuna presunzione legale di possesso in capo alla municipalità ternana.

Gli uffici hanno richiamato anche i limiti applicativi dell'articolo 27 del Codice dei Beni Culturali: il decreto legislativo 42 del 2004 autorizza l'ente pubblico a interventi provvisori indifferibili a tutela della pubblica incolumità, ma non ne trasferisce la titolarità giuridica. “Allo stato attuale”, certifica la perizia di Palazzo Spada, “non sussistono gli elementi tecnici né presuntivi per imputare all'amministrazione comunale gli obblighi di fare e di conservazione”.

Fascia di rispetto di dieci metri in via Aulo Pompeo e fabbricati inagibili

In attesa che l'enigma archivistico trovi una soluzione documentale, l'incolumità pubblica resta il baricentro operativo della nuova ordinanza. Il provvedimento del sindaco traccia una cintura protettiva ben più ampia rispetto ai primi isolamenti d'urgenza: l'intera area verde comunale collocata sul Foglio 110, particella 156, viene interdetta al pubblico lungo tutto lo sviluppo delle mura, estendendo i divieti oltre i parcheggi e la linea di caduta dei detriti.

Misure stringenti piovono anche sui soggetti confinanti. Alla Regione Umbria, proprietaria del terreno retrostante censito alla particella 164, Palazzo Spada ordina di bloccare transito e stazionamento garantendo una fascia di rispetto non inferiore a dieci metri dalla muratura.

Contestualmente, scatta lo stop definitivo per la particella 154: l'ordinanza dichiara l'inagibilità temporanea e l'inutilizzabilità delle porzioni di fabbricato in rovina addossate al paramento, di proprietà dell'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero di Terni-Narni-Amelia. L'interdizione è categorica: “L'accesso alle zone rosse sarà consentito esclusivamente al personale tecnico incaricato delle verifiche e alle maestranze impiegate per i futuri lavori di consolidamento”.

Per chi viola i varchi, scatteranno le conseguenze penali previste dall'articolo 650 del Codice Penale.

Sopralluogo congiunto e carte d'archivio: chi pagherà la messa in sicurezza

Per sciogliere il nodo della competenza economica e strutturale, il sindaco Bandecchi ha formalmente disposto l'organizzazione immediata di un sopralluogo tecnico congiunto e urgente.

Intorno al manufatto pericolante si ritroveranno i tecnici comunali della Direzione Governo del Territorio, gli ispettori della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'Umbria, i funzionari della Direzione Regionale di Toscana e Umbria dell'Agenzia del Demanio, i delegati della Regione e i rappresentanti dell'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero.

La missione del tavolo interdisciplinare è duplice: accertare con precisione lo stato di dissesto strutturale per definire le perimetrazioni di sicurezza finali e avviare una minuziosa ricognizione documentale e archivistica volta a stabilire in modo inequivocabile la proprietà delle mura e dei terreni di sedime.

Una partita che chiama in causa i vertici amministrativi e gli enti territoriali, mentre l'ordinanza sindacale apre i termini per eventuali contenziosi: contro il provvedimento di Palazzo Spada resta aperta la possibilità di proporre ricorso gerarchico al Prefetto di Terni entro trenta giorni, ricorso giurisdizionale al TAR dell'Umbria entro sessanta giorni o ricorso straordinario al Capo dello Stato entro centoventi giorni.

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