L'approvazione dei Piani economico-finanziari licenziata dal Consiglio Direttivo di Auri certifica l'arrivo di nuovi rincari tariffari per il ciclo idrico nel territorio provinciale di Terni, fissando l'adeguamento a circa il 2%. Una percentuale calibrata sui costi sostenuti nei due esercizi precedenti e rimasta al di sotto dell'inflazione media.
Ma sarebbe andata ben peggio, perché il Consiglio Direttivo di Auri ha di fatto neutralizzato la richiesta di partenza formulata dai vertici operativi del servizio idrico, attestata su una crescita annua superiore al 6%, nonostante le criticità del servizio che porta i ternani a pagare l'acqua più del resto degli umbri.
Il contenimento del rincaro, tuttavia, non placa le tensioni che scuotono la governance pubblica dei servizi a rete: il Comune di Terni, affiancato da altre amministrazioni del territorio, ha deciso di dare battaglia in assemblea dei sindaci verso la gestione del socio privato Acea.
Al centro della contestazione non c’è soltanto l'aggiornamento dei costi in fattura, ma un rendimento gestionale e industriale ritenuto carente e strutturalmente sbilanciato rispetto a quanto avviene nel resto dell'Umbria.
La divergenza tra Palazzo Spada e il socio privato affonda le radici nei bilanci comparati dell'intero settore regionale. La battaglia innescata dalla votazione del consiglio di amministrazione di ASM che ha deciso di impugnare la decisione del consiglio comunale di Terni di non dare il via libera all'aumento della TARIC, porta scorie anche nel settore idrico. Dove a fronteggiarsi sono gli stessi protagonisti della battaglia sui rifiuti.
Da una parte il Comune di Terni, il più importante dei 32 municipi che compongono l'ambito territoriale ottimale del Ternano, dall'altra Acea, che esattamente dieci anni fa, rilevando Severn Trent Italia, ha messo le manio anche su UmbriaDue Servizi Idrici, la società privata che controlla il ciclo delle acque a Terni e in provincia.
In questi giorni si sono susseguiti vertici e riunioni politiche, che hanno coinvolto n primis il sindaco di Terni Stefano Bandecchi, il presidente del SII di nomina pubblica, Paolo Silveri, gli assessori comunali Bordoni e Ghione e altri esponenti politici dei Comuni del territorio decisi a dire basta rispetto alla gestione del servizio.
Sotto la lente le difformità di risultato e di efficienza rispetto alle analoghe aziende che operano nel ciclo delle acque: UmbraAcque nel Perugino, dove pure c'è lo stesso socio privato Acea, e nel Folignate-Spoletino, dove i Comuni invece, attraverso la VUS - Valle Umbra Servizi, gestiscono il ciclo delle acque con l'intero controllo pubblico. In entrabe le aziende, infatti, i parametri operativi e i margini d'esercizio risultano sensibilmente più virtuosi.
L'elemento di maggiore frizione tecnica resta l'inefficienza strutturale dell'infrastruttura di distribuzione. I rilievi contabili e ambientali attestano che nel territorio provinciale di Terni il livello di dispersione idrica supera stabilmente il 57%, violando in misura marcata la soglia massima del 35% fissata dalle direttive comunitarie.
Una falla sistemica che produce un paradosso tariffario: gli utenti finiscono per pagare la materia prima quasi il doppio di quanto realmente consumato, poiché la quantità di risorsa che si perde lungo le tubature dissestate è superiore a quella che sgorga effettivamente dai rubinetti di famiglie e imprese. Un dato che fa il paio con le recenti crisi che hanno interessato i serbatoi di raccolta delle acque, lasciando porzioni consistenti della città per ore senza fornitura idrica.
A fronte di questa emergenza manutentiva, il nodo sollevato dai Comuni riguarda la reale efficacia dei cantieri. A finire sotto la lente delle amministrazioni sono i circa 350 milioni di euro di investimenti contabilizzati negli ultimi due anni: il modello di affidamento alle società di servizio a valle ha garantito al socio privato un margine finanziario elevatissimo, nell'ordine di circa 70 milioni di euro, assai più cospicuo rispetto a quello registrato dagli altri gestori umbri.
Il pronunciamento espresso dal Direttivo di Auri costituisce soltanto il primo snodo procedurale della partita tariffaria. Il piano economico-finanziario dovrà ora affrontare il passaggio cruciale nell'Assemblea dei Sindaci dell'ATO Umbria 2, l'ambito territoriale ottimale in cui il Comune di Terni farà valere il proprio peso ponderale per imporre vincoli stringenti su investimenti, efficienza e governance industriale prima di accordare il proprio consenso.
Solo in caso di via libera da parte dell'assemblea dei sindaci il documento sarà trasmesso ad ARERA per la verifica regolatoria e l'omologazione definitiva. L'avvio del braccio di ferro contro Acea, tuttavia, sposta la contesa su un piano politico più ampio: l'equilibrio della compagine mista pubblico-privata entra nella partita del riequilibrio dei servizi a rete, trasformando la delibera sulle tariffe nel terreno di scontro per ridefinire i rapporti di forza nella gestione delle utility locali.