Per le tute blu del polo chimico di Terni si apre uno spiraglio, ma il tempo a disposizione per trasformarlo in una soluzione concreta si assottiglia ogni giorno di più.
Dopo anni di promesse mancate e vertenze irrisolte, l'investitore tanto atteso ha finalmente un volto: Serghey Henz (del quale è difficile trovare informazioni e passato anche sul web) si è presentato al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, confermando l’interesse ad acquisire le attività produttive della Moplefan (ex Treofan) attraverso una nuova società italiana.
La prospettiva impone però la massima urgenza, considerando che per i circa 100 dipendenti coinvolti il 30 novembre segnerà la fine dell’attuale cassa integrazione straordinaria.
L'assessore allo Sviluppo economico del Comune di Terni, Sergio Cardinali, ai microfoni di TagUmbria+ invita alla cautela e fissa i paletti: senza la firma imminente di un'offerta vincolante e l'uscita dalla composizione negoziata della crisi, il futuro dello stabilimento resta un'incognita appesa a mere intenzioni.
Al vertice convocato a Roma, l'elemento di rottura rispetto al passato è stata la partecipazione in videoconferenza dell'imprenditore interessato a rilevare il sito produttivo.
Henz ha illustrato una road map che prevede la costituzione di un nuovo soggetto societario di diritto italiano a cui verrebbero trasferiti gli asset. I capitali in ingresso avrebbero una triplice funzione: ripianare la pesante esposizione debitoria, tutelare la forza lavoro e finanziare il riavvio degli impianti.
Nonostante l'apertura, l'amministrazione comunale mantiene un profilo di severo pragmatismo. “Fortunatamente si è palesato questo investitore”, analizza l'assessore Cardinali in merito ai recenti sviluppi, “ma ad oggi ancora non abbiamo un documento vincolante sottoscritto. Questo è un elemento importante che stiamo attendendo ad ore, nel senso che ogni momento è buono per avere questa firma”.
La prudenza è d'obbligo: le sole dichiarazioni di disponibilità al Ministero non equivalgono a una vertenza risolta.
L'esperienza di questi mesi di profonda incertezza spinge le istituzioni a blindare l'operazione. Il timore, espresso a chiare lettere durante la riunione ministeriale, è che il cambio di proprietà si trasformi in una mera transizione finanziaria, incapace di incidere sulle reali necessità industriali della fabbrica.
Un'eventualità che Cardinali respinge categoricamente, chiedendo che il passaggio “non debba indebolire la volontà di rilanciare concretamente l'attività produttiva”. L'obiettivo non può limitarsi al trasferimento delle quote.
La solidità dell'intera architettura si misurerà sui fatti. “La credibilità vera sostanziale”, prosegue Cardinali valutando il profilo dell'acquirente, “si sostanzierà quando presenteranno un piano industriale e avremo modo di capire con quali mezzi, con quali strutture si riavvia la produzione e i tempi di riavvio degli impianti. Questi saranno tutti elementi assolutamente determinanti che ci diranno quant'è la forza di questo investitore”.
Il confronto diretto al Mimit rappresenta comunque un segnale tangibile: “Averlo visto alla riunione sicuramente è già un grosso passo in avanti, perché di solito, come si dice da noi, chi ci mette la faccia poi forse ha volontà di farlo”.

Il fattore tempo rischia tuttavia di far deragliare le contrattazioni. La data cerchiata in rosso sul calendario è il 30 novembre, termine ultimo dell'attuale paracadute sociale a protezione dei dipendenti. Nel mezzo, si frappone una complessa ragnatela di procedure burocratiche e legali necessarie per finalizzare il passaggio di consegne.
“Parte una fase comunque complicata”, avverte l'assessore, “nel senso che bisogna correre dietro a tutti gli adempimenti che bisogna fare per uscire dalla composizione negoziata in cui l'azienda è inserita in questo momento. Abbiamo pochissimo tempo perché il 30 novembre scade la cassa integrazione, quindi chiaramente, come al solito, è un percorso a ostacoli fino alla fine”.
Il Comune di Terni ha condiviso in pieno la linea ministeriale: serve accelerare sull'offerta vincolante per evitare che le tempistiche dilatate della burocrazia compromettano le tutele sociali.
La vicenda della Treofan-Moplefan si inserisce in un quadro più ampio che riguarda l'intero stato di salute dell'area industriale ternana, da tempo segnata da una cronica sofferenza. Un esito positivo della trattativa in corso assumerebbe un valore emblematico per tutto il territorio.
“Allo stato attuale speriamo di recuperare la situazione Treofan”, sottolinea Cardinali, in virtù anche del suo passato da sindacalista esperto del comparto, “perché comunque sarebbe per la prima volta invertire la tendenza”.
All'orizzonte, intanto, si intravedono ulteriori movimenti per il rilancio della chimica locale. “In questo momento si stanno muovendo alcune idee anche legate ai fondi regionali che stanno per arrivare”, rivela l'assessore allo Sviluppo economico.
Le interlocuzioni istituzionali per attrarre capitali sono in fase avanzata: “Qualche soggetto l'ha incontrato, si sta valutando l'opportunità di investire e quindi sarebbe un elemento di grande importanza perché darebbe un po' di respiro a un'area che purtroppo è stata sempre in sofferenza negli ultimi anni”. Il clima di totale immobilità industriale sembra insomma essersi incrinato. Come riassume lo stesso Cardinali: “Qualcosa si muove”.