Opposizioni in consiglio comunale più divise di quello che resta della vecchia maggioranza. La mattinata calda della politica ternana è cominciata con il tentativo di posizionamento da parte di Fratelli d'Italia e del PD.
Le due fazioni hanno incontrato i giornalisti fuori da Palazzo Spada, muovendosi in ordine sparso.
Dio è morto, Marx pure, e anche io non mi sento molto bene, diceva il drammaturgo inventore del teatro dell'assurdo Eugene Ionesco. La battuta aiuta a fotografare la situazione delle opposizioni in consiglio comunale di Terni.
Minoranza in cinque versioni, Centrodestra diviso approcci differenziati, Patto Avanti, Gruppo Misto con sensibilità diverse, Futuro Nazionale e i 4 dissidenti ex bandecchiani, e inconcilibilità delle posizioni.
E così, mentre una parte dei media grida al lupo al lupo raccontando una crisi dell'oggi che si conclamerà sempre domani, le risposte alle provocazioni del sindaco si fermano a velleitarie chiamate alle armi da "vai avanti tu che a me viene da ridere".
I meloniani avevano rotto gli indugi per far finire le voci di spaccature interne.
L'obiettivo era smentire l'esistenza di consiglieri disponibili a fare da stampella a Stefano Bandecchi. Si sono quindi presentati col capogruppo Pastura in testa alla segreteria comunale.
Erano pronti a firmare l'atto di dimissioni contestuali di 17 consiglieri che avrebbero fatto decadere il consiglio comunale. La mossa, tuttavia, non ha ottenuto grande seguito.
All'appello hanno risposto solamente Orlando Masselli di Futuro Nazionale e Cinzia Fabrizi del Gruppo Misto. Poi è stata la volta del Patto Avanti.
I capigruppo Pierluigi Spinelli e Claudio Fiorelli hanno spiegato le ragioni della loro decisione di non firmare le dimissioni, preferendo valutare le dinamiche del consiglio.
L'operazione tentata dal principale partito del centrodestra mirava a dare un segnale politico inequivocabile di fronte a una maggioranza ormai definita “al colabrodo”.
Roberto Pastura ha rivendicato la scelta parlando di una necessità per la città. “Volevamo provare a lanciare una provocazione, o meglio un invito”, ha precisato.
La chiamata alle armi era scattata la sera precedente, invitando tutte le minoranze a presentarsi alle 8.30 di fronte al protocollo del Comune.
La strategia, però, si è scontrata con l'assenza degli altri schieramenti. “Abbiamo visto passare alcuni colleghi del Partito Democratico che non si sono fermati”, ha constatato l'esponente meloniano.
Il parziale isolamento durante la raccolta firme ha evidenziato le crepe strutturali tra le minoranze, ma Pastura ha difeso la scelta rivendicando la totale coerenza del proprio gruppo.
“Tanti parlano, tanti invitano, ma pochi poi fanno”, ha attaccato l'esponente di centrodestra, sottolineando come la politica vera si faccia assumendosi responsabilità precise.
Il messaggio di Fratelli d'Italia è chiaro: respingere al mittente le indiscrezioni su un presunto soccorso azzurro all'amministrazione Bandecchi, giudicata palesemente inadeguata a proseguire.
“Noi siamo fermamente all'opposizione”, ha ribadito Pastura, lanciando la palla nel campo del sindaco, a cui spetta ora l'arduo onere di dimostrare se possiede ancora i numeri per governare la città.
“Volevamo provare a lanciare una provocazione, o meglio un invito”, ha spiegato il meloniano, ricordando il clima di profonda incertezza che si respira tra i banchi che sostengono il sindaco.
La replica di Pd e Movimento 5 Stelle ha chiarito i motivi del mancato appoggio alla spallata. Una scelta dettata, prima di tutto, dal crudo realismo dei numeri.
“Al momento queste firme non si possono raggiungere, non ci sono le condizioni politiche”, hanno dichiarato congiuntamente i capigruppo Pierluigi Spinelli e Claudio Fiorelli.
Il centrosinistra ha voluto comunque spazzare il campo da equivoci sul proprio ruolo in aula. “Noi non faremo da stampella, non l'abbiamo fatto mai in questi anni”, hanno assicurato.
Tuttavia, pesano come macigni le storiche divergenze con le destre. “Le condizioni per trovare punti di sintesi con il centrodestra non sono facili”, hanno ammesso i due esponenti del Patto Avanti.
A dividere i fronti ci sono visioni diametralmente opposte su dossier cruciali. “Cito un caso su tutti, lo stadio-clinica, dove le posizioni sono molto distanti”, hanno precisato.
L'affondo finale è rivolto alla precaria tenuta dell'esecutivo. “A una maggioranza a cui basta un raffreddore per farla diventare minoranza non è fattibile andare avanti”, hanno concluso, ricordando le enormi problematiche che la città di Terni attende di veder risolte.