26 Oct, 2026 - 17:30

Crisi a Terni: stallo sulle commissioni, i dissidenti se ne vanno e Bandecchi approva il consolidato

Crisi a Terni: stallo sulle commissioni, i dissidenti se ne vanno e Bandecchi approva il consolidato

Quasi quattro ore di confronto serrato in Consiglio comunale restituiscono l'immagine di un quadro politico caotico e senza una rotta definita, in cui - anche se ancora non è partitta la ricerca di nuovi equilibri il sindaco Bandecchi canta come Vasco Rossi.

"E siamo ancora quà". E già, perché il primo cittadino senza neanche doversi sforzare troppo continua a governare e a non andare sotto in consiglio. Anche se da qui in avanti è lecito attendersi il Vietnam su ogni provvedimento contrastato.

La seduta, ad esempio, si chiude senza una votazione decisiva sulla sfiducia ai presidenti della prima e seconda commissione, Sterlini e Severoni, ormai transitati all'opposizione.

Un ulteriore passaggio a vuoto che si consuma nel giorno in cui i tentativi delle minoranze di arrivare allo scioglimento dell'assemblea si fermano davanti alla mancanza dei numeri.

A Palazzo Spada la crisi resta aperta, ma l'amministrazione Bandecchi porta a casa l'approvazione del bilancio consolidato, con i 15 voti residui della maggioranza, le astensioni, le assenze e sfruttando le divisioni avversarie.

Crisi politica a Terni: stallo sulla presidenza delle commissioni

La giornata si era aperta con un'incertezza procedurale e di merito. Dopo oltre un'ora di conferenza dei capigruppo, Marina Severoni aveva dichiarato che il passaggio all'opposizione non era stato ancora formalizzato.

Parole che avevano fatto ipotizzare un ripensamento, prima che il deposito del primo atto in aula cancellasse ogni dubbio. Severoni, Sterlini, Colasanti e Mengaroni hanno ufficializzato l'uscita dalla maggioranza, cambiando nome al gruppo.

Tagliato ogni riferimento al sindaco, la nuova formazione assume formalmente la denominazione “Per Terni”.

È proprio sulle conseguenze di questo strappo che si è concentrato il nodo procedurale e politico più complesso della mattinata. Alternativa Popolare ha chiesto la revoca di Andrea Sterlini e Marina Severoni dalla guida della prima e della seconda commissione consiliare.

Una richiesta che ha aperto un lungo approfondimento tecnico, poiché il regolamento comunale non disciplina espressamente la revoca in caso di passaggio all'opposizione. 

La stessa segretaria generale, Iole Tommasini, aveva manifestato perplessità giuridiche, comunicate nei giorni scorsi ai vertici dell'assemblea.

Tra interpretazioni normative e richieste di chiarimento, la discussione si è protratta a lungo senza trovare un approdo definitivo.

La presidente dell’assemblea Sara Francescangeli ha infine sospeso le mozioni, in attesa di un parere formale del ministero dell’Interno. I due presidenti restano quindi per ora al proprio posto.

L'affondo di Bandecchi e la difesa dei consiglieri dissidenti

Il rinvio del voto non ha disinnescato le tensioni in aula. Poco prima dell'esame del bilancio, Stefano Bandecchi ha rivolto una dura critica ai due presidenti. Il sindaco ha inquadrato la volontà di mantenere gli incarichi in una prospettiva puramente economica e di indennità.

“Volete rimanere in sella per i quattro spicci, quanto abbiamo speso in commissioni?”, ha chiesto il primo cittadino. Bandecchi ha poi rimarcato l'anomalia istituzionale di due consiglieri di minoranza alla guida di organi storicamente spettanti alla maggioranza.

Severoni e Sterlini hanno respinto la ricostruzione. In particolare, Sterlini ha rivendicato con forza la correttezza dell’attività svolta. Il consigliere ha richiamato l'assiduità nelle sedute e nei sopralluoghi, definendo il proprio lavoro esemplare e sfidando l'aula a dimostrare il contrario.

Opposizioni divise e bilancio approvato con le astensioni

Archiviato temporaneamente il nodo delle presidenze, l'esame del bilancio consolidato 2025 ha evidenziato crepe interne anche sul fronte delle opposizioni.

Cinzia Fabrizi (Gruppo Misto) ha cercato di additare come "collaborazionisti" Valdimiro Orsini e Francesco Maria Ferranti, accusati di aver garantito il numero legale con la loro presenza. Accusa respinta al mittente dai due esperti consiglieri comunali. 

"Siamno qui per rappresentare gli elettori e tenere fede al loro mandato", hanno risposto i due all'unisono. E se Ferranti ha evocato i temi di rilievo dell'azione amministrativa (tasse, edilizia, urbanistica, sviluppo economico), Orsini ha invece risposto per le rime. 

"Non approvare il bilancio consolidato - ha spiegato - blocca le assunzioni e non manca a casa il sindaco. Non bisogna fare né gli sfascisti né i narcisisti patologici, che pensano sempre di essere gli unici nel giusto". 

Il provvedimento è infine passato con 15 voti favorevoli e 10 contrari, in un contesto in cui le 6 astensioni si sono rivelate determinanti per dimostrare che l'amministrazione è stata in grado di superare lo scoglio anche con l'anatra zoppa.

Tuttavia, i quindici sì non sono bastati per dichiarare l'atto immediatamente eseguibile, certificando la complessità operativa di questa nuova fase.

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