L’Umbria vince il contenzioso milionario con Enel sui canoni delle grandi derivazioni idroelettriche e annuncia lo sblocco immediato di 30 milioni di euro.
Il Tribunale superiore delle acque pubbliche ha respinto in via definitiva i motivi di ricorso del colosso energetico, confermando in toto la legittimità delle regole varate dall'amministrazione regionale.
La sentenza storica valida le modalità di calcolo delle tariffe e la monetizzazione integrale dell’energia elettrica, che i concessionari privati sono ora tenuti a cedere gratuitamente agli enti locali.
La complessa vertenza giudiziaria ha un impatto diretto sugli impianti di Narni, Nera Montoro, Galletto e su altri bacini nevralgici del territorio umbro, veri e propri motori energetici del Centro Italia.
“Davide ha vinto contro Golia”, ha commentato a caldo con una nota di Palazzo Donini l’assessore regionale Thomas De Luca, spostando subito il delicato confronto politico sul futuro delle centrali.
Nel mirino della Giunta c’è ora l’ipotesi governativa di una proroga d'ufficio delle concessioni al 2029, un orizzonte temporale che secondo la Regione bloccherebbe il fondamentale percorso di ripubblicizzazione.
Una prospettiva che espone l'Umbria al rischio di perdere ulteriori 30 milioni di euro all’anno, spingendo De Luca a chiedere a Palazzo Chigi di non ostacolare le scelte strategiche del territorio.

La causa giunta a conclusione davanti alla magistratura specializzata riguarda la spina dorsale delle infrastrutture energetiche del territorio.
Tra i siti industriali e i bacini direttamente coinvolti nel braccio di ferro figurano gli impianti di Narni, Nera Montoro, Monte Argento, Galletto 1 e 2, Baschi, Alviano, Triponzo e Galletto Pennarossa.
I giudici del Tribunale superiore delle acque, all'esito dell'udienza dell'8 aprile 2026, hanno rigettato l'impugnativa proposta da Enel Produzione S.p.A.
Nel mirino dell'azienda c'erano le delibere numero 532 e 740, approvate dalla Giunta regionale nell'estate del 2024, e i conseguenti avvisi di pagamento PagoPA per le annualità 2023 e 2024.
Il tribunale ha confermato la solidità dell'impalcatura normativa costruita con la legge regionale 1/2023.
La disciplina attua in modo del tutto corretto la potestà della Regione in materia di determinazione del canone demaniale.
Nel corso del procedimento, la società ricorrente ha rinunciato a diversi motivi di gravame, incassando una parziale improcedibilità.
I restanti rilievi mossi da Enel sono stati invece smontati e integralmente respinti nel merito.
I magistrati hanno riconosciuto la correttezza matematica e giuridica dei criteri di calcolo applicati dall'amministrazione umbra per la componente variabile del canone.
La quota di energia gratuita, fissata scientificamente a 220 kWh per ogni kW di potenza nominale media, è stata ritenuta correttamente commisurata al prezzo zonale orario.
La sentenza stabilisce un principio cardine della giurisprudenza amministrativa: l’obbligo di cessione o monetizzazione rappresenta un onere solidaristico incomprimibile.
Si tratta di una compensazione strettamente legata allo sfruttamento di una risorsa pubblica e limitata come l'acqua, finalizzata a sostenere i servizi pubblici locali.
È stata inoltre dichiarata inapplicabile la richiesta dell'azienda di estendere antiche esenzioni storiche, risalenti persino all'articolo 73 di un regio decreto del 1933.
Tali franchigie, precisano i giudici, valgono esclusivamente per la componente fissa legata alla potenza nominale, e non per quella variabile.

Chiuso con successo il capitolo giudiziario, la partita si sposta ora sul complesso tavolo istituzionale del rinnovo delle concessioni.
“Il pronunciamento sancisce la piena legittimità dell’azione dell’Amministrazione regionale a tutela delle risorse pubbliche e della comunità umbra”, ha sottolineato l'assessore De Luca.
L'esponente della giunta rivendica con orgoglio la restituzione ai cittadini di “tre anni e mezzo di tempo perso” nei meandri dei ricorsi amministrativi.
C'è spazio anche per una distensione tattica: la Regione auspica infatti un “nuovo clima collaborativo con i concessionari”, definiti player industriali fondamentali.
Tuttavia, l'attenzione resta altissima sulle mosse dell'esecutivo nazionale, accusato di voler blindare il settore escludendo gli enti locali.
“Il Governo continua a manifestare la volontà di voler espropriare le Regioni della possibilità di scegliere sul futuro delle nostre centrali”, incalza apertamente De Luca.
L'ipotesi di obbligare i territori a una proroga sfavorevole al 2029 viene giudicata irricevibile, oltre che in palese contrasto con gli obiettivi del PNRR e con la stringente normativa europea.
Il danno economico e strategico sarebbe doppio: privare le casse pubbliche umbre di una formidabile leva di introito strutturale e frenare la transizione ecologica.
Questo stallo, avverte la Regione, rischierebbe di paralizzare il percorso di decarbonizzazione dei settori industriali umbri considerati "hard to abate".
“L’Umbria di certo non resterà a guardare”, è l'avvertimento finale dell'amministrazione regionale, pronta a difendere le proprie prerogative sull'oro blu.