Ieri, 30 ottobre 2026, le comunità della Valnerina hanno ricordato il decennale dal sisma che colpì Norcia e i Comuni limitrofi, già feriti dagli eventi sismici inziati ad agosto di quell'anno nel Centro Italia. È stata una giornata importante e densa di appuntamenti che ha visto, fra le molte cose, anche le inaugurazioni dei due nuove ospedali, di Norcia e Cascia. Tante le autorità presenti per un anniversario commosso che segna la fine della fase emergenziale e apre a nuovi scenari per il futuro di questi territori. Anche Papa Leone XIV ha voluto dimostrare la propria vicinaza, ricevendo oggi in Vaticano, nella Sala Clementina, i delegati dei diversi Comuni di Umbria, Lazio e Marche che dieci anni fa subirono la devastazione del terremoto.
303 morti, 388 feriti e 41 mila sfollati, intere città e paesi rasi al suolo, danni incalcolabili al patrimonio. Questo il tragico bilancio della lunga sequenza sismica che partì il 24 agosto 2016 con epicentro ad Amatrice, nel Reatino. "Eventi che hanno provocato centinaia di vittime, ingenti distruzioni e profondo dolore in intere comunità, che ancora oggi ne portano le ferite" ha ricordato il Pontefice.
"In casi così drammatici, non basta alimentare buone intenzioni o affidarsi a un volontarismo disordinato - ha rimarcato -. Per ricostruire è necessario acquisire occhi capaci di scoprire in una rovina il progetto di una casa e di una città. È il dono di uno sguardo profetico che sa percepire, al di là delle macerie, qualcosa che nessuno vede ancora; uno sguardo che sa discernere, in mezzo al male presente, il bene che è possibile e necessario realizzare".
Papa Prevost si è soffermato sull'impegno della ricostruzione. Riferendosi a santa Rita da Cascia, san Nicola da Tolentino, san Benedetto e san Francesco d'Assisi ha sottolineato che il loro esempio "ci ricorda che la speranza, perché non rimanga un semplice auspicio, ha bisogno anzitutto di risposte tangibili e urgenti. Per questo motivo, a dieci anni dal sisma, occorre impegnare ogni energia affinché la ricostruzione materiale avvenga nel minor tempo possibile, in sicurezza e in modo trasparente", queste le sue parole.
Il Santo Padre ha spiegato che la ricostruzione non si esaurisce in quella degli edifci, ma deve guardare anche alle fondamenta e all'identità delle comunità. Un discorso che ha riportato al centro necessità di azioni concrete che rispondano ad un precisa visione. "La speranza - ha aggiunto Papa Leone -, per essere duratura, richiede prospettiva: deve individuare punti di riferimento che orientino il cammino", richiamando qui il profeta Aggeo, figura biblica coinvolta nella ricostruzione di Gerusalemme.
"Vissuto poco prima del governatore Neemia, invitava il popolo alla ricostruzione. Come Neemia, si rivolge alle autorità religiose e civili e al popolo della città, perché tutti si sentano responsabili della comune rinascita. Il suo messaggio, però, è molto specifico: Aggeo invita il popolo, preoccupato delle proprie case e dei bisogni individuali, a non dimenticare quel centro che rappresentava il cuore della Città santa, cioè il tempio".
"Non si può ricominciare, infatti, senza prima ricostruire ciò che dà senso e fondamento a una comunità - ha concluso il Santo Padre -. Altrimenti tutto rimane disunito e si sfalda. Si tratta dunque di ripartire dal centro, di ripartire da Dio, dalle persone, dal bene comune, dalle relazioni. Allora la nostra speranza sarà fondata sulla roccia".