29 Oct, 2026 - 07:30

Crisi politica a Terni: ora anche il centrosinistra prepara la sfiducia a Bandecchi

Crisi politica a Terni: ora anche il centrosinistra prepara la sfiducia a Bandecchi

La crisi politica a Terni entra nella sua fase più acuta, tra vertici notturni e profondi strappi istituzionali.

Dopo la mossa del Movimento Cinque Stelle, recatosi dal notaio con alcuni consiglieri del centrodestra, il centrosinistra serra le file.

L'obiettivo delle segreterie è definire una linea d'azione unitaria per gestire l'attuale transizione amministrativa e fissare i prossimi passaggi nelle istituzioni.

La priorità, delineata in un comunicato congiunto, consiste nel preparare una mozione di sfiducia diretta al sindaco Stefano Bandecchi, valutando parallelamente ogni possibile alternativa per la costruzione di una nuova maggioranza consiliare.

“È tempo di essere seri e di sostenere i nostri consiglieri, in prima linea nella battaglia”, spiegano i rappresentanti di Partito Democratico, M5S, Alleanza Verdi Sinistra, Psi, Casa Riformista-Iv e Rifondazione comunista.

La nota diramata a margine del vertice notturno fissa un paletto preciso sulle future mosse della coalizione: “Sfiducia pronta, basta con le strumentalità”.

Crisi politica a Terni: la mozione di sfiducia per Bandecchi

I partiti dell'opposizione progressista puntano a riprendere l'iniziativa, arginando i tavoli separati che hanno caratterizzato le ultime quarantotto ore cittadine.

Nel documento, la coalizione si rivolge all'opinione pubblica e alle altre forze politiche per delimitare il perimetro della contesa.

“In queste ore le cronache hanno proposto le ricostruzioni più articolate, ardite e spesso fantasiose di quanto accaduto a Terni negli ultimi giorni ed è giusto che si metta un punto di chiarezza”, si legge nel testo.

La necessità di riordinare il quadro passa dall'analisi dei flussi di voto registrati recentemente all'interno di Palazzo Spada. Il vero punto di rottura, ricordano le segreterie, si è materializzato durante la complessa seduta dedicata al bilancio consolidato. L'atto contabile, documento dirimente per la sopravvivenza dell'esecutivo, ha raccolto in quella circostanza 15 voti favorevoli.

Si tratta di un numero inferiore alla soglia della maggioranza assoluta, fissata a quota 17, ma che si è rivelato sufficiente per la validazione tecnica del testo.

I numeri in consiglio comunale e la tenuta della maggioranza

Il centrosinistra rivendica il ruolo decisivo giocato dalle minoranze nel far emergere le divisioni interne allo schieramento del primo cittadino.

“È utile ricordare, per i meno attenti di ogni schieramento, che è in consiglio comunale, grazie ai consiglieri di centrosinistra, che si è consumato il dramma della ormai ex maggioranza e Bandecchi ha perso la fiducia dei suoi”, sottolinea la nota.

La tenuta formale della giunta, secondo la lettura delle segreterie, è stata garantita esclusivamente da tatticismi incrociati al momento della chiama.

“C’è anche da ricordare che è dalle fila del centrodestra e dei civici per Bandecchi che sono arrivate le astensioni che hanno consentito l’approvazione dell’atto”, evidenziano le opposizioni.

Forte di questi dati numerici, il coordinamento delle forze alternative ha conferito un mandato esplorativo ai propri eletti. I consiglieri dovranno avviare consultazioni ufficiali con gli altri gruppi di minoranza per presentare la mozione di sfiducia nel pieno rispetto delle procedure statutarie.

Il centrosinistra si dichiara inoltre disponibile a convergere su testi di sfiducia proposti da altri schieramenti, purché discussi nelle sedi preposte.

L'assemblea pubblica a Palazzo Spada e i tavoli permanenti

La strategia tracciata dai vertici non si limita all'attività consiliare, ma prevede un allargamento del fronte verso la società civile. L'iniziativa principale consisterà in un’assemblea pubblica da organizzare direttamente all'interno della sede istituzionale del consiglio comunale.

L'invito sarà esteso a parlamentari, esponenti nazionali dei partiti e, soprattutto, a “forze sociali, associazioni e cittadini, i veri traditi da Bandecchi”.

Parallelamente, la macchina organizzativa si struttura per affrontare gli eventuali sviluppi che porterebbero a elezioni anticipate. Le segreterie comunali e provinciali si sono costituite in sede permanente per monitorare l'evoluzione della crisi amministrativa. A partire dai prossimi incontri, i tavoli di lavoro saranno aperti alla partecipazione diretta dei segretari regionali umbri.

La ratio è assicurare una copertura istituzionale di alto livello e “condividere un orizzonte comune” per il futuro governo della città.

La contrarietà di Gentiletti alle dimissioni dal notaio

Nel dibattito sui percorsi tecnici per decretare la fine della consiliatura si inserisce la riflessione di Alessandro Gentiletti. Il presidente dell'Associazione Terni Valley ed ex consigliere comunale di Senso Civico contesta radicalmente la scelta di ricorrere agli studi notarili.

“A Terni il sindaco pare non avere più la maggioranza, almeno così in Consiglio comunale”, premette l'esponente dell'area progressista.

Di fronte a questa debolezza strutturale, argomenta l'ex consigliere, un sistema istituzionale maturo dovrebbe attivare i propri percorsi naturali. In una città caratterizzata da una “sana dialettica democratica”, la conseguenza diretta sarebbe la presentazione della sfiducia promossa dalle opposizioni.

I meccanismi del nuovo Statuto del Comune agevolano questo tracciato, richiedendo 13 firme per il deposito ufficiale dell'atto. Considerando che l'opposizione uscita dalle elezioni conta 12 rappresentanti, l'operazione richiederebbe l'adesione di un solo esponente proveniente dalla maggioranza originaria.

Il richiamo alla trasparenza e al voto palese in aula

Questa contabilità spinge Gentiletti a rifiutare fermamente le manovre extra-consiliari portate avanti da una parte del centrodestra.

“Altro che andare dal Notaio solo dopo essersi contati, come chiede il centrodestra. La democrazia si celebra in pubblico”, afferma l'esponente civico. La posizione si fonda sulla necessità di garantire trasparenza totale nei passaggi che determinano la caduta di un'amministrazione.

“Le responsabilità i nostri rappresentanti devono assumersele trasparentemente davanti agli elettori”, prosegue il presidente di Terni Valley.

Un obbligo che ricade su chiunque modifichi il proprio perimetro politico, sia che abbandoni la giunta, sia che decida di sostenerla dai banchi dell'opposizione. Gli eletti, ribadisce Gentiletti, “hanno il dovere di spiegare le ragioni delle loro scelte, lasciandole giudicare ai cittadini”.

La crisi si deve risolvere con un confronto a viso aperto, procedendo “se possibile con voto palese come avviene in Parlamento”.e nel Parlamento nazionale.

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