Il valore di un'eccellenza che racconta un territorio, la tradizione di una ricerca tramandata nel tempo e le prospettive economiche di una filiera che rappresenta uno dei simboli più riconoscibili dell'Umbria.
È attorno a questi elementi che Città di Castello ha inaugurato la 46ª edizione del Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato, appuntamento che torna ad animare il centro storico e che, già nel fine settimana di apertura, ha richiamato l'attenzione di visitatori, appassionati e operatori del settore.
A catturare gli sguardi sono state anche le prime quotazioni del prezioso prodotto, con esemplari di pezzatura più piccola valutati intorno ai 2.000 euro al chilo e quelli medio-grandi che possono superare i 4.000 euro.
La manifestazione, inaugurata sabato 31 ottobre, proseguirà nelle giornate del 7 e 8 novembre e del 14 e 15 novembre, con ingresso libero.
Un calendario articolato su tre fine settimana che accompagna il pubblico alla scoperta del tartufo bianco e delle produzioni dell'Alta Valle del Tevere, attraverso il mercato specializzato, il villaggio dei sapori, le degustazioni, la cucina tipica, gli showcooking e le iniziative rivolte a grandi e piccoli.
Un'offerta che supera la dimensione strettamente commerciale e punta a valorizzare il patrimonio gastronomico, culturale e produttivo di un territorio nel quale la cerca e la cavatura costituiscono una parte importante dell'identità collettiva.
Il dato delle quotazioni ha caratterizzato l'avvio della 46ª edizione, restituendo immediatamente la misura del valore raggiunto dal tartufo bianco pregiato sul mercato.
Le prime valutazioni oscillano infatti intorno ai 2.000 euro al chilo per le pezzature più piccole, mentre per gli esemplari medio-grandi si arriva a oltre 4.000 euro. Si tratta di cifre riferite alle prime rilevazioni della stagione e che possono variare in funzione della qualità, delle dimensioni dei singoli esemplari e della disponibilità del prodotto.
Valutazioni importanti, che confermano quanto il tartufo bianco sia una risorsa di particolare rilievo anche sotto il profilo economico. La sua importanza, tuttavia, non si misura soltanto attraverso il prezzo raggiunto sul mercato.
Attorno alla ricerca e alla commercializzazione si sviluppa una filiera che coinvolge cavatori, imprese, produttori, ristoratori e attività legate all'accoglienza, contribuendo a sostenere un sistema nel quale tradizione e attività economiche procedono strettamente intrecciate.
Città di Castello rappresenta uno dei principali riferimenti nazionali di questo mondo. Nel territorio si concentra una comunità di oltre 1.500 cavatori, affiancati da circa 3.000 cani, protagonisti di un'attività nella quale esperienza, conoscenza dell'ambiente e rapporto con l'animale sono elementi imprescindibili.
Un patrimonio di competenze che contribuisce a definire il profilo dell'Alta Valle del Tevere e che trova nel Salone una delle sue principali occasioni di visibilità.
Alla manifestazione ha preso parte anche Simona Meloni, assessora regionale alle Politiche agricole e al Turismo, che ai nostri microfoni ha sottolineato il valore del Salone all'interno delle strategie di promozione dell'Umbria.
Il tartufo, nella prospettiva illustrata dall'esponente della Giunta regionale, non è soltanto una produzione di eccellenza, ma un elemento attraverso il quale raccontare l'identità dei luoghi, le tradizioni agricole e l'offerta turistica della regione.
"E’ un'occasione molto importante per raccontare l'Umbria anche attraverso i nostri prodotti della terra. Abbiamo messo il tartufo al centro della nostra promozione autunnale, con uno spot che parte proprio dalla cerca e dalla cavatura del tartufo, riconosciute come patrimonio dell'UNESCO, e che vede protagonisti l'uomo e il cane. Per noi è un aspetto molto importante, perché continuiamo a promuovere l'Umbria attraverso il racconto dei suoi borghi, delle sue città d'arte, dei prodotti della terra e, quindi, della sua enogastronomia".
Il richiamo alla cerca e alla cavatura introduce un aspetto che va oltre la promozione del prodotto in sé. La pratica, riconosciuta dall'UNESCO nel 2021 come patrimonio culturale immateriale dell'umanità, custodisce infatti un insieme di conoscenze, consuetudini e competenze che si tramandano tra generazioni. Il rapporto tra il cavatore e il proprio cane, la capacità di riconoscere i terreni e di interpretare i segnali dell'ambiente costituiscono una componente essenziale di questa tradizione, che il Salone contribuisce a rendere accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta al mondo del tartufo.
Meloni ha quindi posto l'accento sul ruolo assunto dall'enogastronomia nelle scelte di viaggio, evidenziando come la possibilità di conoscere i prodotti direttamente nei luoghi di origine rappresenti una componente sempre più significativa dell'esperienza turistica.
"Ormai sappiamo che la maggior parte dei viaggiatori arriva in Umbria soprattutto per vivere un'esperienza enogastronomica, riscoprendo il legame tra la terra e la tavola. Un percorso che parte dall'uliveto per arrivare al frantoio, dalla vigna alla cantina, e che trova nella cerca e nella cavatura del tartufo un'ulteriore occasione per vivere in prima persona il territorio, fino all'esperienza di trovare il tartufo".
È una prospettiva che mette in relazione il prodotto con il paesaggio e con le persone che ne rendono possibile la valorizzazione. L'esperienza turistica non si esaurisce, dunque, nella degustazione o nell'acquisto, ma può svilupparsi attraverso la conoscenza delle attività agricole, dei luoghi di produzione e delle tradizioni che caratterizzano le comunità locali. Il tartufo bianco si inserisce in questo percorso come una delle espressioni più riconoscibili della ricchezza gastronomica umbra.
A conferire ulteriore rilievo all'inaugurazione è stata la presenza del sindaco di Alba, Alberto Gatto, ospite della manifestazione per consolidare il rapporto tra due realtà che hanno costruito una parte importante della propria identità attorno alla cultura del tartufo.
Da una parte l'Alta Valle del Tevere, dall'altra le Langhe piemontesi: territori differenti, accomunati dalla centralità della cerca, dalla valorizzazione del prodotto e dalla capacità di trasformare una tradizione locale in un elemento di riconoscibilità nazionale e internazionale.
La partecipazione del primo cittadino piemontese ha rappresentato un momento simbolico di collaborazione tra Città di Castello e una delle località più conosciute a livello internazionale per il tartufo bianco. Un rapporto che, nelle parole di Simona Meloni, contribuisce a rafforzare il posizionamento della manifestazione tifernate oltre i confini regionali.
"Veniva ricordato il primato che lega Città di Castello alla città di Alba, il cui sindaco ospitiamo ovviamente con grande orgoglio. Questo gemellaggio rappresenta infatti un'ulteriore conferma del ruolo di primo piano che Città di Castello riveste a livello internazionale come mostra mercato del tartufo, con una rilevanza che supera ampiamente i confini regionali".
Il confronto tra i due territori assume un significato che riguarda anche le prospettive future del settore. La promozione del tartufo richiede infatti un lavoro condiviso, capace di mettere in rete esperienze, competenze e iniziative, rafforzando la visibilità delle realtà produttive e dei luoghi nei quali questa eccellenza nasce. In questo quadro, il Salone rappresenta una vetrina per Città di Castello e per l'intero comprensorio, ma anche un'occasione per consolidare relazioni con altri protagonisti del panorama nazionale.
Nel corso dell'intervista rilasciata ai nostri microfoni, Meloni ha richiamato anche la dimensione economica del comparto, sottolineando l'importanza di sostenere le diverse componenti della filiera e di valorizzare il contributo delle imprese agricole. "Un prodotto della nostra terra, ma anche un valore economico molto importante per la nostra regione".
Il tartufo bianco rappresenta infatti una risorsa che coinvolge attività differenti e che può generare ricadute ben oltre il momento della raccolta. Dalla commercializzazione alla ristorazione, passando per le aziende agricole e le iniziative di promozione territoriale, il settore contribuisce a costruire un'offerta nella quale la qualità delle produzioni locali diventa anche uno strumento di sviluppo.
Meloni ha quindi evidenziato la volontà della Regione di mantenere un rapporto diretto con il mondo del tartufo, considerando tanto la dimensione tradizionale della cerca quanto quella imprenditoriale. "Noi vogliamo lavorare al fianco del mondo del tartufo, sia per quanto riguarda la libera cerca sia per il prodotto che, per chi opera all'interno delle imprese e delle aziende, è ormai riconosciuto come prodotto agricolo. Crediamo infatti che l'agricoltura debba essere sostenuta anche attraverso il reddito dei nostri agricoltori".
Un passaggio che richiama una questione centrale per il futuro del comparto: la valorizzazione delle eccellenze deve poter tradursi in opportunità concrete per chi lavora quotidianamente sul territorio. La tutela delle tradizioni, la promozione turistica e il sostegno alle attività produttive sono aspetti complementari di una strategia che punta a rafforzare il legame tra agricoltura ed economia locale.
L'edizione 2026 si distingue anche per il rinnovamento dell'organizzazione degli spazi espositivi, con il debutto del Palazzo del Bianco, nuovo contenitore dedicato alla manifestazione. Il centro storico è stato organizzato in un percorso che coinvolge diverse piazze e aree cittadine, con il mercato del tartufo bianco pregiato, il villaggio dei sapori, le eccellenze del territorio e gli spazi dedicati alla cucina e agli showcooking.
Tra gli appuntamenti trovano spazio anche le iniziative rivolte alle famiglie e ai bambini, con esperienze pensate per avvicinare il pubblico alle caratteristiche del prodotto e alle tradizioni gastronomiche locali. Una formula che amplia il raggio d'azione del Salone e ne rafforza la dimensione divulgativa, affiancando alla possibilità di acquistare il tartufo quella di conoscerne meglio le peculiarità e il percorso che lo porta dalla terra alla tavola.
L'inaugurazione ha visto la partecipazione, oltre al sindaco di Alba Alberto Gatto e all'assessore regionale Simona Meloni, del sindaco di Città di Castello Luca Secondi, dell'assessore comunale al Turismo e Commercio Letizia Guerri e del presidente dell'Ente Fiera Lazzaro Bogliari, insieme ai rappresentanti istituzionali e agli operatori della filiera.
Il Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato proseguirà il 7 e 8 e il 14 e 15 novembre, con ingresso libero. Tre fine settimana per celebrare una delle produzioni più preziose dell'Umbria, ma soprattutto per raccontare il patrimonio di saperi, lavoro e tradizioni che accompagna il tartufo e ne sostiene il valore.
A Città di Castello, il profumo della trifola diventa così il filo conduttore di una manifestazione che guarda al mercato senza perdere di vista le proprie radici: quelle di una comunità che ha fatto della cerca e della cavatura una parte riconoscibile della propria storia.